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Corpi Mobili PDF  | Stampa |

Miodesopsie e fotopsie

Cosa sono le miodesopsie e le fotopsie

I corpi mobili intravitreali e i lampi di luce

I piccoli corpi mobili che molte persone riferiscono di vedere nel proprio campo visivo vengono chiamati tipicamente "mosche volanti". I corpi mobili risultano particolarmente evidenti quando la persona rivolge lo sguardo verso superfici chiare (come pareti bianche e cielo azzurro). I corpi mobili non sono altro che piccoli addensamenti del "gel" che costituisce il vitreo, ovvero la sostanza gelatinosa (simile all'albume dell'uovo) che riempie l'occhio.

Sebbene il paziente abbia la sensazione di vederli sulla superficie oculare in realtà sono flottanti all'interno del vitreo e la loro percezione è dovuta alla proiezione sulla retina, ovvero sulla "pellicola fotosensibile" dell'occhio.

La comparsa delle mosche volanti, che possono anche avere forma di anello, di linee, di ragnatele, ecc. può indurre notevole preoccupazione al paziente, specie se il problema insorge improvvisamente. Comunque, di solito, i corpi mobili fanno parte dei fisiologici processi di invecchiamento oculare e hanno scarsissima rilevanza clinica. Tali problemi compaiono con maggiore frequenza nei miopi e dopo intervento di cataratta.

Quando i corpi mobili possono avere importanza clinica?
Allorchè il gel vitreale esercita una trazione sulla retina può essere "strappata" e ciò può causare la comparsa di un minimo sanguinamento intraoculare che si manifesta sotto forma di nuovi corpi mobili vitreali. Se la rottura determina un distacco di retina il quadro può risultare molto serio. Più raramente i corpi mobili sono la conseguenza di fenomeni infiammatori endovitreali o di depositi di cristalli dentro il vitreo. Senza una visita oculistica approfondita non è pero possibile determinare la loro natura.

Cosa si può fare?
I corpi mobili talora interferiscono con la visione, specialmente durante la lettura, e possono creare notevoli fastidi. Se un corpo mobile compare direttamente lungo l'asse visivo, la cosa migliore è muovere l'occhio verso destra o sinistra o meglio ancora verso l'alto o il basso in modo da far si che il corpo mobile si sposti e non dia più fastidio.

Che cosa causa i lampi di luce?
Il gel vitreale che riempie il bulbo oculare talora esercita trazioni sulla retina. Ciò causa la comparsa di flashes o di lampi luminosi in assenza di un vero stimolo luminoso. La stessa sensazione si ottiene quando una persona comprime l'occhio e vede le "stelle". Quando si verifica un distacco di vitreo dalla retina ed il vitreo si coarta (specie in soggetti di età superiore ai 50 anni) i lampi di luce possono apparire o scomparire per diverse settimane. In questo caso non rivestono una particolare pericolosità; se invece si presentano assieme a un gran numero di nuovi corpi mobili e a un restringimento del campo visivo (una specie di tenda che ostruisce il campo visivo), è opportuno recarsi immediatamente dall'oculista per valutare l'eventuale presenza di una rottura o di un distacco di retina.

Lampi di luce che invece si presentano come "onde di calore" in entrambi gli occhi e durano 10-20 minuti sono dovuti ad uno spasmo dei vasi sanguigni. Se l'episodio, associato a riduzione o scomparsa del campo visivo, è seguito da mal di testa si parla di cefalea oftalmica.

In caso di corpi mobili o di lampi di luce è importante fare una visita?
Di solito i corpi mobili o i lampi di luce non sono indice di gravi problemi oculari. Se però aumentano in frequenza e/o intensità in un breve periodo di tempo è importante effettuare un'accurata visita oculistica con esame del fondo oculare.

Domande comuni

F.A.Q.

I corpi mobili intravitreali

Cosa sono i corpi mobili?
Trattasi di formazioni opache o semiopache che compaiono nell'ambito del campo visivo.

Possono interessare persone di tutte le età?
Si. Sono comunque più frequenti nei miopi (anche giovani) e nelle persone di età superiore ai 50 anni.

Cosa causa i corpi mobili?
I bulbi oculari sono ripieni di una sostanza gelatinosa (il vitreo) che ha lo scopo di provvedere alla nutrizione, di mantenere la forma e di favorire la focalizzazione dei raggi luminosi. Spesso particelle proteiche flottano nel vitreo e talora, aggregandosi, possono dare origine a formazioni più grosse che costituiscono i corpi mobili. Ciò si verifica più facilmente nei miopi e dopo i 50 anni di vita. Talora la comparsa di corpi mobili può conseguire a traumi.

Come si presentano?
Tipicamente il paziente riferisce di vedere, specialmente su sfondo chiaro e osservando il cielo azzurro, dei corpi mobili (mosche, zanzare, ragnatele) che si muovono nel campo visivo. Tali formazioni caratteristicamente seguono l'occhio nei suoi movimenti.

Come si fa la diagnosi?
E' sufficiente una visita oculistica con esame del fondo oculare tramite uno strumento che si chiama oftalmoscopio. Lo specialista potrà così essere più preciso circa la loro natura.

I corpi mobili possono essere causa di perdita della vista?
Di solito i corpi mobili sono l'espressione di una fisiologica degenerazione del vitreo per cui sono reperti "normali". Più raramente possono essere la manifestazione di quadri più gravi per cui rappresentano la spia di un problema più grosso.

Possono essere prevenuti?
No, in quanto nella maggioranza dei casi la loro formazione è la conseguenza di fenomeni fisiologici a carico del vitreo.

 
Glaucoma PDF  | Stampa |

Glaucoma

Cosa è il glaucoma

Il ladro silenzioso della vista

Il glaucoma è una malattia oculare dovuta ad un aumento della pressione all'interno dell'occhio ed è una delle più frequenti cause di cecità nel mondo (colpisce circa il 2% dei soggetti di età superiore ai 35 anni). La cecità legata al glaucoma si può quasi sempre prevenire purchè la malattia sia diagnosticata e curata tempestivamente.

Come si produce l'aumento della pressione oculare
In condizioni normali all'interno dell'occhio è presente un liquido (l'umore acqueo) che viene continuamente prodotto e riassorbito. Pertanto l'occhio si può paragonare ad un serbatoio con un rubinetto ed un tubo di scarico sempre aperti. Se il tubo di scarico è ostruito si avrà un aumento di pressione all'interno del serbatoio, ovvero dell'occhio.

 

 

Come si produce il danno alla vista
Se fissiamo un oggetto noi percepiamo l'oggetto fissato insieme a tutto ciò che lo circonda: l'area di spazio che viene percepita costituisce il campo visivo. L'immagine per essere percepita viene trasmessa dalla retina al cervello tramite il nervo ottico che si può paragonare ad un cavo elettrico contenente milioni di "fili". Ciascuno di questi "fili" porta le immagini relative ad una parte del campo visivo; tutte insieme queste parti costituiscono l'immagine nella sua interezza. L'aumento della pressione danneggia irreparabilmente questi "fili". Inizialmente il danno interessa i fili che portano le immagini relative a porzioni periferiche del campo visivo: il paziente continua a vedere l'oggetto che fissa e non si accorge che l'area di spazio che globalmente percepisce si sta riducendo.
Da ultimo vengono lesi anche i "fili" che provengono da quell'area della retina con cui si fissano gli oggetti e si ha la riduzione della acuità visiva fino alla cecità completa.

Le diverse forme di glaucoma
- Glaucoma cronico ad angolo aperto: è la forma più frequente di glaucoma che si verifica in seguito al restringimento progressivo delle vie di deflusso dell'umor acqueo, a causa di materiale che si deposita a questo livello. Si sviluppa lentamente e in maniera pressochè asintomatica per cui il paziente si accorge di esso solo quando il danno al nervo ottico è già di grado rilevante.

- Glaucoma acuto ad angolo chiuso: un foglio di carta potrebbe chiudere bruscamente il tubo di scarico del serbatoio, bloccando il deflusso dell'acqua. Nell'occhio l'iride può agire come il foglio di carta e chiudere improvvisamente lo scarico causando un rapido aumento della pressione intraoculare. Questo improvviso aumento pressorio, se non curato in tempo, può portare a cecità in breve tempo. I sintomi principali sono l'offuscamento della vista, gli aloni attorno alle luci, il dolore oculare violento, la nausea e il vomito.

- Glaucoma congenito: in questa forma il sistema di drenaggio è "costruito" male sin dalla nascita e ciò causa l'aumento della pressione intraoculare. Il bambino presenta fotofobia (fastidio alla luce) e lacrimazione. L'aumento della pressione endoculare può causare un aumento delle dimensioni dell'occhio (nel bambino le pareti oculari sono meno resistenti) e la cornea può divenire opaca. Ogni sintomo sospetto deve spingere i genitori dall'oculista per effettuare una visita di controllo. Questo tipo di glaucoma colpisce 1 neonato ogni 10.000.

- Glaucoma secondario: in questa condizione l'ostacolo al deflusso è secondario a certe malattie (fra cui il diabete), all'uso di alcuni farmaci, alle emorragie, ai tumori e a stati infiammatori.

Diagnosi
L'unico sanitario che può effettuare una diagnosi precoce del glaucoma è l'oculista. Nel corso della visita i parametri che devono essere controllati sono essenzialmente tre:
1) la pressione intraoculare. Con il tonometro può essere valutata la pressione all'interno del globo oculare in modo da individuare tempestivamente un eventuale aumento.
2) l'aspetto del nervo ottico. Con l'oftalmoscopio il nervo ottico può essere osservato direttamente dallo specialista: nel caso del glaucoma si evidenzia anche un danno iniziale.
3) la perimetria computerizzata. è un moderno metodo di indagine con cui si misura la sensibilità retinica nelle diverse zone della retina. Ciò permette di identificare precocemente i danni e valutare l'efficacia della terapia molto meglio che con i precedenti metodi di perimetria.

Trattamento
Il glaucoma si cura di solito con l'instillazione di gocce 2-4 volte al giorno ed eventualmente con l'uso di pillole. Per risultare efficace la terapia deve essere fatta regolarmente e con continuità.
Il trattamento talvolta può dar luogo ad effetti non desiderati: alcuni tipi di gocce possono causare bruciore, arrossamento dell'occhio e mal di testa, che di solito scompaiono dopo poche settimane. Talora si possono avere anche alterazioni di scarsa importanza del ritmo cardiaco. Le pillole possono indurre sonnolenza, diminuzione dell'appetito, disturbi intestinali e occasionale formazione di calcoli renali; il paziente deve sempre informare il medico in caso di comparsa di effetti collaterali.
I pazienti glaucomatosi necessitano di controlli periodici. La malattia infatti può peggiorare senza che il paziente se ne accorga e in tal caso può essere necessario modificare il tipo di terapia. Una volta che il danno si è instaurato esso non è reversibile: i farmaci e la chirurgia sono usati per prevenire ulteriori danni e per conservare la funzione visiva esistente.
Il trattamento del glaucoma è efficace solo se il paziente rispetta le regole consigliate dal medico. La terapia non deve essere sospesa senza consultare prima l'oculista, ed anche il medico di famiglia deve essere sempre al corrente della terapia praticata.
Se la terapia medica non è efficace nel controllare la pressione intraoculare può rendersi necessario il ricorso alla chirurgia. In alcuni casi può essere attuata una terapia con il laser che non prevede l'impiego di incisioni. In altri casi è indispensabile effettuare un'incisione nell'occhio per creare un nuovo canale di scarico. Le complicanze di tali interventi sono rare ma è possibile che si verifichino infezioni oculari o cataratta. Nella maggioranza dei casi gli interventi descritti riescono ad impedire l'evoluzione della malattia verso la cecità.

La perdita della vista è prevenibile

Ogni persona di età superiore a 40 anni e i soggetti più giovani appartenenti a famiglie a rischio dovrebbero effettuare un controllo completo dall'oculista ogni 2 anni in modo da scoprire l'eventuale presenza di glaucoma. L'oculista dovrà essere consultato immediatamente allorchè siano presenti alcuni dei sintomi descritti. Quando viene fatta una diagnosi precoce la pressione oculare può essere posta sotto controllo ed i danni conseguenti al glaucoma possono essere prevenuti.

 
Distacco di retina PDF  | Stampa |

Distacco di retina

Informazioni utili

Cosa è il distacco di retina

Distacco della parte neurosensoriale della retina dalla sua sede naturale


Paragonando l'occhio ad una macchina fotografica la retina costituisce la pellicola "fotosensibile". In pratica la retina è un fine strato di tessuto nervoso a livello del quale vengono focalizzati i raggi luminosi che passano attraverso i mezzi diottrici. La retina produce quindi un'immagine che viene trasmessa tramite il nervo ottico alla corteccia cerebrale dove l'immagine stessa viene interpretata.

Cosa è il distacco di retina?
In condizioni normali la retina è aderente alla superficie interna dell'occhio. Se c'è una rottura o un foro retinico la retina può distaccarsi dal tessuto oculare a cui aderisce e accartocciarsi in maniera simile a quando la carta da parati viene rimossa da una parete. In tal caso la retina non è più in grado di offrire al cervello un'immagine adeguata e la visione diviene offuscata e ridotta.

Chi è più a rischio?
Il distacco di retina si verifica più di frequente in soggetti di età media con miopia medio-elevata. E' comunque abbastanza raro in quanto si verifica in 1 persona su 10.000.
Più raramente soggetti giovani possono presentare rotture retiniche spontanee con conseguente distacco o il distacco può essere la conseguenza di un trauma contusivo oculare.

Quali sono i sintomi?
Il sintomo più comune è la visione di una "tenda" nel campo visivo. Il paziente può anche percepire flash luminosi o lampi di luce (fotopsie) o percepire punti neri mobili nel campo visivo (miodesopsie). Non è mai presente dolore.
Molti pazienti riferiscono la comparsa di flashes luminosi o di corpi mobili che però non devono allarmare eccessivamente. Se però questi disturbi tendono a divenire intensi e/o a peggiorare e se il paziente si accorge di un calo di vista, deve recarsi immediatamente dall'oculista. Un trattamento immediato può infatti ridurre al minimo i danni per l'occhio.

In cosa consiste il trattamento?
Se il problema viene diagnosticato in fase precoce spesso è sufficiente effettuare un trattamento laser.
Spesso però è necessario un intervento chirurgico per riparare il foro retinico. Di solito l'intervento viene fatto in anestesia generale e nell'80-90% dei casi è sufficiente una singola operazione. Il postoperatorio usualmente non è doloroso ma l'occhio può risultare infiammato, il tono oculare ridotto o aumentato e il paziente necessitare un ricovero di 2-3 giorni.

Come sarà la vista dopo l'operazione?
Il quadro visivo dipende dall;entità del distacco di retina e dalla sua durata. L'ombra causata dal distacco scomparirà in tutti i casi in cui la retina è stata riposizionata. Nei casi in cui il distacco interessi la regione maculare (area della visione centrale) il recupero visivo sarà incompleto: tanto maggiore è la durata del distacco tanto minore è la possibilità di recupero visivo. Può comunque, anche in questo caso, residuare un certo grado di visione periferica.

Cosa succede dopo l'operazione?
Di solito il ricovero dura 2-3 giorni ma già il giorno successivo il paziente potrà alzarsi dal letto. Talora viene chiesto al paziente di tenere il capo in una determinata posizione per facilitare il processo di guarigione. Le normali attività possono essere riprese nell'arco di 2-3 settimane.

Cosa succede se la retina non viene riposizionata?
Molti pazienti, se non si sottopongono all'intervento o se quest'ultimo risulta inefficace, perdono quasi completamente la vista. Occasionalmente, se il distacco interessa i settori retinici inferiori, ci può essere un parziale recupero spontaneo.

Il distacco di retina può essere prevenuto?
E' importante conoscere se in famiglia ci sono stati precedenti casi di distacco di retina in quanto c'è spesso una familiarità. Se l'oculista riscontra alterazioni a livello della periferia retinica, il distacco può essere prevenuto effettuando un trattamento argon laser a scopo preventivo. Tuttavia, in molti casi, non è possibile un'adeguata prevenzione.

Il distacco può essere bilaterale?

Se un paziente ha avuto un distacco in un occhio, il rischio di averlo nell'altro occhio è leggermente maggiore rispetto alla media.

Cosa succede se la vista non ritorna come prima?
In tal caso, se il residuo visivo è scarso, è opportuno rivolgersi ad un Centro per l'Ipovisione. Esistono infatti molti ausili per gli ipovedenti che consentono di ottenere un miglioramento della visione anche quando la retina sia notevolmente danneggiata.


Distacco di retina

Esempio di distacco di retina

 

Distacco di retina

Distacco di retina totale

 
Degenerazione maculare PDF  | Stampa |

Degenerazione maculare

Informazioni utili

Cosa è la degenerazione maculare

Malattia che interessa la zona più nobile della retina.Se paragoniamo un occhio ad una macchina fotografica possiamo riconoscere alcune parti (la cornea, il cristallino) deputate ad una corretta messa a fuoco dell'immagine e paragonabili all'obiettivo della macchina fotografica; è inoltre individuabile la retina che costituisce la pellicola della macchina fotografica.

La retina, struttura nervosa che ricopre all'interno l'intero bulbo oculare, non è uguale in tutta la sua estensione: è riconoscibile infatti un'area centrale, la macula, in cui la capacità di discriminazione dell'immagine (acuità visiva) è molto elevata ed un'area periferica in cui la capacità di discriminazione è molto bassa. Ciò è verificabile facilmente ad esempio leggendo un giornale: durante la lettura si ha la percezione dell'intero foglio (con la retina periferica) ma si può leggere distintamente solo ciò che si fissa con la retina centrale.
All'interno della macula, che costituisce quindi l'area centrale della retina deputata alla visione distinta, è riconoscibile la fovea che è il punto responsabile della acuità visiva massima.

Degmaculare1

Cosa sono le maculopatie?

Le maculopatie sono malattie che interessano la macula. In particolare, la degenerazione maculare legata all'età, chiamata anche maculopatia senile o involutiva, è una malattia progressiva che costituisce una causa molto frequente di riduzione e perdita della visione centrale.
Il deterioramento di questa area retinica causa una riduzione della acuità visiva anche marcata ma, essendo risparmiata la retina periferica, non si arriva alla cecità assoluta. Infatti, la retina periferica, non colpita dalla malattia, permette di conservare la visione laterale. Risulteranno difficoltosi o impossibili la lettura e il lavoro a distanza ravvicinata in genere ma, anche quando sono interessati entrambi gli occhi, il Paziente resta autosufficiente.

Cause

I motivi che comportano il deterioramento e la degenerazione del tessuto maculare non sono ancora noti.
La malattia solitamente evolve attraverso fasi successive ingravescenti. Spesso la manifestazione pi" precoce della degenerazione maculare è rappresentata dalla comparsa di piccoli depositi bianco-giallastri situati al polo posteriore (drusen).
La forma non essudativa (o secca) è il tipo più comune di degenerazione maculare senile (90% dei casi): in genere provoca una modesta riduzione visiva ed è dovuta ad una lenta e progressiva atrofia del tessuto retinico (epitelio pigmentato e fotorecettori).
Piu' rara (10-15% dei casi) ma più grave (è responsabile del 90% dei casi di grave riduzione visiva per maculopatia) è invece la forma essudativa. Tale forma è associata allo sviluppo di nuovi vasi, particolarmente fragili, che si rompono facilmente e danno luogo a perdita di siero e di sangue o che, alterando il tessuto circostante, provocano fenomeni di cicatrizzazione e distruggono la macula. La visione diviene così distorta ed annebbiata fino ad una drastica riduzione della visione centrale.

Sintomi

Nelle forme senili la malattia insorge solitamente dopo la quinta decade di vita.
I sintomi principali sono la riduzione dell'acuità visiva centrale con permanenza di quella periferica; la distorsione delle immagini per cui, ad esempio, una riga non appare più dritta; l'alterazione della percezione dei colori che possono apparire sbiaditi o deboli; la presenza di un'area del campo visivo, vicino al punto di fissazione o comprendente il punto di fissazione stesso, in cui la visione non è distinta (scotoma). L'evoluzione è molto lenta nelle forme non essudative, più rapida nelle forme essudative.

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Diagnosi

Un esame molto semplice per individuare la malattia in uno stadio precoce è il test di Amsler. Si fa guardare al paziente un foglio di carta quadrettata con opportuna correzione ottica. Se fissando il punto situato al centro del foglio si osserva una distorsione (metamorfopsia) o una interruzione delle righe vuol dire che esiste un problema alla retina centrale.

La misura della acuità visiva è importante per valutare lo stato e la progressione della malattia.
La fluoroangiografia tradizionale, con verde di indocianina e, in casi selezionati, l'angiografia all'infrarosso, sono di notevole aiuto. Per eseguire questi esami, il medico inietta un colorante in una vena del braccio e poi esegue una serie di fotografie della retina e della macula; il colorante aiuta ad evidenziare le anormalità dei vasi e quindi a programmare un eventuale trattamento laser.

Terapia

Non vi è attualmente una terapia medica ritenuta efficace nel trattamento delle maculopatie "secche" o atrofiche. La terapia con antiossidanti orali può rallentare l'evoluzione della patologia.
Nelle maculopatie essudative, in casi selezionati, può essere intrapreso un trattamento fotocoagulativo (laser) o con terapia fotodinamica (verteporfina). La terapia fotodinamica è utilizzata quando i vasi neoformati occupano il centro della macula e hanno determinate caratteristiche (30-40% dei casi). Nella terapia fotodinamica una sostanza fotosensibile (verteporfina) iniettata in vena va ad aderire all'endotelio del vasi neoformati. La verteporfina depositata viene quindi attivata con un laser non termico, e la rezione che ne consegue porta alla chiusura per trombosi dei vasi anomali. La retina adiacente non viene danneggiata. Di regola sono necessari più trattamenti nell'arco di 1-2 anni.

L'attenzione attuale è rivolta a terapie farmacologiche mirate all'inibizione del processo di angiogenesi che sta alla base della forma umida di degenerazione maculare. Si stanno valutando diversi farmaci inibitori del VEGF che è il mediatore chiave nel processo di neoformazione dei vasi. Un'attività antiangiogenica è stata riconosciuta ad alcuni steroidi. Vi sono esperienze positive, ma ancora limitate, con l'associazione dell'iniezione intravitreale di triamcinolone con la terapia fotodinamica in forme particolari di degenerazione maculare neovascolare.

Il paziente deve essere informato comunque che l'obiettivo della terapia non è di migliorare l'acuità visiva, ma di impedire un ulteriore peggioramento, e che è possibile che egli noti dei difetti nel campo visivo maggiori dopo il trattamento, anche se questo ha distrutto la membrana neovascolare.
In casi selezionati può essere indicato anche l'intervento chirurgico che ha lo scopo di rimuovere le membrane neovascolari e le cicatrici in zona maculare.
Negli stadi terminali, quando non è possible alcuna terapia ed il visus è molto ridotto bilateralmente, si possono prescrivere i cosidetti sussidi per ipovedenti ovvero: lenti di ingrandimento, occhiali telescopici, circuiti televisivi chiusi. Così, le persone affette da un grave calo della visione centrale possono spesso leggere e fare qualche lavoro a distanza ravvicinata.

Domande e risposte

F.A.Q. sulle terapie per la degenerazione maculare
Tratto dal sito AMD Onlus

1. Ci sono terapie per curare la degenerazione maculare?
Per la forma umida, esistono differenti tecniche di provata efficacia: la fotocoagulazione laser, la terapia fotodinamica e l'iniezione intravitreale di farmaci che ostacolano la crescita neovascolare.

2. Come agisce la fotocoagulazione laser?
La fotocoagulazione laser sfrutta il calore di una luce laser per bruciare i neovasi. L'energia laser è trasformata in energia termica con conseguente distruzione del tessuto patologico e retinico.

3. In quali casi è indicata la fotocoagulazione laser?
Può essere applicata solo per le lesioni lontane dal centro della retina (extrafoveali). Inoltre dopo il trattamento laser le recidive sono frequenti (50%) e tendono ad invadere la zona centrale. Purtroppo le lesioni che interessano il centro della retina (subfoveali) sono le più frequenti.

4. Cos'è la terapia fotodinamica (PDT)?
La terapia fotodinamica permette di trattare le lesioni subfoveali e prevede l'iniezione endovenosa di una sostanza fotosensibile (ossia sensibile alla luce, la verteporfina) in grado di concentrarsi esclusivamente all'interno dei vasi sanguigni anomali da trattare. L'occhio del paziente viene poi illuminato da una luce fredda che, attivando la sostanza fotosensibile, provoca la chiusura dei neovasi senza deteriorare gli altri tessuti sani.

5. La terapia fotodinamica (PDT) prevede una chirurgia?
No, la terapia fotodinamica si esegue ambulatorialmente.

6. A seguito della terapia fotodinamica (PDT) devo prendere particolari precauzioni, o prendere particolari medicine?
Non si devono prendere particolari medicine. Nelle prime 48 ore dopo il trattamento si deve evitare l'esposizione diretta della cute ai raggi solari e alla luce molto intensa (fonti "alogene") e proteggere gli occhi dalla luce del giorno con occhiali da sole scuri e ben aderenti al viso.

7. Ci sono medicine che interagiscono con la terapia fotodinamica (PDT)?
E' bene accertarsene parlando con lo specialista.

8. Quante volte va effettuata la terapia fotodinamica (PDT)? E' definitiva o bisogna ripeterla ogni tanto? In questo caso ogni quanto?
Non è possibile stabilire a priori quante volte la terapia deve essere ripetuta. I risultati degli studi e l'esperienza dimostrano che per nella degenerazione maculare senile mediamente il trattamento deve essere effettuato 3/4 volte durante il primo anno e circa 2 volte nel secondo anno. Una frequenza di trattamento di poco inferiore è necessaria nella miopia patologica. In molti casi la terapia fotodinamica blocca la progressione di questa patologia.

9. La terapia fotodinamica (PDT) è efficace? Come sono i risultati?
I risultati sono variabili in funzione del tipo di malattia, dello stadio della malattia e della precocità del trattamento. In ogni caso per avere informazioni più dettagliate le suggeriamo di chiedere direttamente all'oculista o al centro a cui si rivolgerà per effettuare una visita di controllo. Nei trial di fase III, randomizzati e in doppio cieco TAP, VIM e VIP si è valutata l'efficacia della terapia, analizzando separatamente i tre tipi di CNV: prevalentemente classica, minimamente classica ed occulta. La proporzione di occhi con una diminuzione dell'acuità visiva inferiore a 3 linee a 24 mesi risultò essere:
trattati: non trattati:
prevalentemente classica: 59% 31%
occulta 45% 32%

10. La terapia fotodinamica (PDT) è dolorosa?
No; raramente si manifesta un transitorio dolore alla schiena durante la somministrazione del farmaco.

11. La terapia fotodinamica (PDT) mi farà guarire (recuperare la vista)?
In qualche caso, quando la diagnosi della malattia è estremamente precoce ed in particolare ciò è più comune nella forma miopica. Nelle forme miopiche, quando accade, il recupero visivo si manifesta, in genere dopo il primo o il secondo trattamento. Nella forma senile il recupero visivo è più raro.

12. La terapia fotodinamica (PDT) è efficace per tutti i tipi di degenerazione maculare? anche per la forma secca o atrofica?
Il meccanismo d'azione della terapia fotodinamica è elettivo per la forma umida, in quanto la sostanza usata per il trattamento si lega preferibilmente ai neovasi tipici di questa forma di malattia.

13. Tutti i pazienti ottengono dei miglioramenti con la terapia fotodinamica (PDT)?
L'obiettivo primario delle terapie è sempre e comunque quello di limitare al massimo i futuri danni della malattia. In generale la vista perduta è difficilmente recuperabile nella forma senile, mentre questa possibilità esiste nella forma miopica. I risultati comunque sono variabili in funzione del tipo di malattia, dello stadio della malattia e della precocità del trattamento. Inoltre come per qualunque altra terapia alcuni pazienti rispondono meglio e altri non rispondono affatto.

14. Come è la tollerabilità della terapia fotodinamica (PDT)? Ha effetti collaterali?
La terapia è ben tollerata. Gli effetti collaterali più frequenti sono: visione anomala o ridotta (di solito transitoriamente), modificazioni del campo visivo, emorragie all'interno dell'occhio. Altri effetti segnalati sono stati: mal di testa, abbassamenti della pressione sanguigna, mal di schiena durante l'infusione, vertigini, prurito, e in qualche paziente si è avuto dolore e nausea durante l'infusione. Inoltre ci sono alcune precauzioni da seguire dopo la somministrazione della terapia fotodinamica come ad esempio non esporre gli occhi né la pelle alla luce diretta per 48 ore dopo la somministrazione della terapia.

15. Come agiscono i farmaci antiangiogenici?
I farmaci antiangiogenici agiscono inibendo l'attività di un fattore di crescita (VEGF) che rappresenta lo stimolo più importante alla crescita neovascolare.

16. Cos'è il pegaptanib sodium (Macugen®)?
Il pegaptanib sodium (Macugen®) è un aptamero pegilato che si lega con elevata specificità ed affinità all'isoforma 165 del VEGF, agendo come inibitore extracellulare. Tale farmaco è stato il primo antiangiogenico approvato dall'FDA (2005) per uso oculare. ®

17. Com'è impiegato il pegaptanib sodium (Macugen®)?
È impiegato in somministrazione intravitreale ogni 6 settimane per almeno 2 anni. Il trattamento deve essere continuato regolarmente.

18. La terapia con pegaptanib sodium (Macugen®) è efficace? Come sono i risultati?
La sicurezza e l'efficacia del trattamento sono state valutate da un trial multicentrico, randomizzato, controllato e in doppio cieco (VISION) che ha reclutato 1196 pazienti in 117 centri di tutto il mondo. I risultati pubblicati dopo 12 mesi di terapia evidenziano che il pegaptanib sodium mantiene o migliora la funzione visiva nel 33% dei pazienti, a confronto con il 23% dei controlli. Inoltre il 71% dei pazienti trattati (0,3 mg) non ha manifestato un calo visivo superiore a tre linee di acuità visive, a confronto con il 55% dei controlli.

19. Quali sono gli effetti collaterali del trattamento con pegaptanib sodium (Macugen®)?
Gli effetti indesiderati più comuni sono problemi lievi all'occhio dovuti all'iniezione stessa più che al farmaco. Per questo è importante che l'iniezione sia effettuata in un ambiente asettico e controllato. Gli effetti collaterali gravi, che possono essere associati a perdita visiva, hanno invece un'incidenza bassa e consistono in endoftalmite, cataratta e distacco retinico.

20. Cos'è il ranibizumab (Lucentis®)?
Il Lucentis® è un farmaco costituito da un frammento di anticorpo umano che lega il VEGF. Agisce inibendo la formazione di neovasi, tipici della forma neovascolare dell'AMD.

21. La terapia con ranibizumab (Lucentis®) è efficace? Come sono i risultati?
Ranibizumab ha dimostrato essere efficace nel mantenere la visione nel 95% dei trattati e di addirittura migliorare di 3 o più linee l'acuità visiva in circa il 34-40%.

22. Com'è amministrato il ranibizumab (Lucentis®)?
Il Lucentis® è somministrato sottoforma di iniezione intraoculare. Solitamente si inietta una volta al mese ma degli studi sono in atto per cercare di estendere il periodo tra le somministrazioni a seconda della risposta del paziente. Dapprima il suo oculista le sterilizzerà l'occhio da iniettare, poi sentirà una breve pressione ed una piccola puntura. A questo punto il farmaco verrà iniettato all'interno dell'occhio . Generalmente le iniezioni intravitreali sono ben tollerate.

23. Cosa devo evitare quando sono in trattamento con ranibizumab (Lucentis®)?
Non ci sono limitazioni di cibi, bevande o attività, a meno che il suo oculista non le abbia detto altrimenti.

24. Quali sono i possibili effetti collaterali da ranibizumab (Lucentis®)?
Gli effetti indesiderati più comuni sono problemi lievi all'occhio dovuti all'iniezione stessa più che al farmaco. Per questo è importante che l'iniezione sia effettuata in un ambiente asettico e controllato. Gli effetti collaterali gravi, che possono essere associati a perdita visiva, hanno invece un'incidenza bassa.

25. Cos'è il bevacizumab (Avastin®)?
Il bevacizumab è un anticorpo monoclonale murino umanizzato diretto contro il VEGF-A umano. Presenta analogie con il ranibizumab, sebbene sia il processo di produzione che il peso molecolare differiscano. È stato approvato dell'FDA per il trattamento del cancro del colon metastatico nel 2004, il suo utilizzo intravitreale nell'AMD è quindi off-label. Al momento i risultati disponibili sull'efficacia del farmaco si basano su osservazioni anedottiche e su dati preliminari di studi dalla limitata numerosità. In generale, i risultati sembrano essere positivi.

 
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Cosa è il cheratocono

Sfiancamento progressivo della cornea di solito bilaterale

Il cheratocono è una malattia degenerativa della cornea che colpisce sia uomini sia le donne in giovane età e che porta ad un peggioramento costante e progressivo del visus.
Il problema sorge quando la parte centrale della cornea inizia ad assottigliarsi e si incurva progressivamente verso l'esterno deformandosi così a forma di cono.

La curvatura irregolare che si viene a creare modifica il potere refrattivo della cornea, producendo di conseguenza distorsioni delle immagini ed una visione confusa sia da vicino sia da lontano. Nella maggior parte dei casi il cheratocono è bilaterale. Questi cambiamenti producono, inoltre, il sovvertimento della normale disposizione delle lamelle che costituiscono lo "scheletro" della cornea (lo stroma), disposizione che permette loro di potere condurre gli stimoli luminosi senza ostacoli. alla lunga inoltre si possono formare delle cicatrici che distorgono ulteriormente le immagini ed in alcuni casi impediscono il passaggio della luce causando un senso di abbagliamento estremamente fastidioso.

Cause
Gli studi effettuati indicano che il cheratocono può insorgere per una o più delle seguenti cause:
1) Anomalia geneticamente trasmessa della cornea. Circa il 7% dei portatori di cheratocono ha una storia familiare di presenza di cheratocono.
2) Trauma oculare continuato nel tempo, ad esempio sfregarsi eccessivamente gli occhi oppure usare lenti a contatto per troppe ore consecutivamente e per troppi anni.

Non esistono però al momento certezze circa l'eziologia e la patogenesi di questa patologia

Diagnosi
La diagnosi precoce può essere effettuata mediante una visita oculistica che si avvalga dell'impiego di un topografo corneale. La mappa corneale computerizzata consente infatti di evidenziare difetti corneali anche in fase iniziale. In seguito le alterazioni corneali divengono evidenziabili con facilità anche con l'oftalmometro di Javal.

Terapia
Il cheratocono insorge, normalmente, durante la pubertà o poco dopo. Inizialmente il difetto di vista (astigmatismo miopico) viene corretto con gli occhiali. Però, in seguito, l'astigmatismo peggiora, e quindi si deve ripiegare su delle lenti a contatto speciali disegnate apposta per quella cornea. Questo al fine di potere ridurre la visione distorta ed avere una visione migliore.
Trovare una lente a contatto che sia sopportabile può essere un esperienza estremamente difficile e frustrante. Comunque questo passo è cruciale perchè una lente a contatto non perfetta può danneggiare ulteriormente la cornea e rendere impossibile la tolleranza della lente stessa anche per tempi molto brevi.
In alcuni casi, il difetto tende a peggiorare lentamente fino a stabilizzarsi dopo alcuni anni da solo creando danni abbastanza limitati. Ma in una percentuale superiore al20 % dei casi la cornea diventa eccessivamente irregolare e con cicatrici tali da non tollerare più le lenti a contatto.

Da pochi anni, nei soggetti giovani e con una progressione veloce del cheratocono, è stata introdotta nella pratica clinica la tecnica del cross-linking. Con l'ausilio di una vitamina (riboflavina) e di raggi ultravioletti la cornea viene artificialmente "invecchiata" e resa più resistente ai processi di sfiancamento.

In alcuni casi può essere utile anche l'impianto di semi-anelli intracorneali (anelli intrastromali)

Nei casi in cui l'evoluzione sia stata clinicamente importante si deve ricorrere all'intervento di trapianto di cornea. L'intervento di trapianto di cornea ha successo completo in una percentuale del 85% dei casi.

Circa il 5-7% delle persone operate di trapianto di cornea subisce un rigetto acuto del trapianto e deve ripetere l'operazione e sperare in un risultato migliore. Ogni persona che ha avuto un rigetto della cornea trapiantata ha un rischio di un nuovo rigetto di molto superiore rispetto al primo intervento.
Un altro 5-7% delle persone operate di trapianto di cornea potrà avere un rigetto cronico del trapianto stesso con crisi acute che possono essere parzialmente controllate mediante l'uso di farmaci specifici anti rigetto.

Bisogna inoltre sollevare un ulteriore problema ossia la durata media di una cornea trapiantata. Il lembo che è posto in sostituzione della cornea malata non ha una durata illimitata, perchè essendo stato prelevato da un soggetto donatore mediante un atto chirurgico, potrà aver subito dei danneggiamenti che ne limiteranno la vita. E' evidente quindi che diviene importante rinviare il trapianto di cornea il più a lungo possibile, sperando poi di avere al momento del trapianto una cornea proveniente da un soggetto di giovane età.

 
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